La bottega dello scrittore: coordinate didattiche e metodologiche

                                           

Scrivere ha costituito da sempre per me una sorta di luogo dell’anima, ma anche un modo per dare liberamente spazio alla mia voglia di dire.

Un amore per la scrittura che, come docente di italiano,  ho cercato di trasmettere anche ai miei alunni, spesso andando contro le raffinate quanto noiose analisi testuali, altre volte applicando strategie, che potessero far venir fuori quel mondo silenzioso e nascosto che ciascuno portava dentro di sé, mondo che spesso rimaneva imbrigliato, compresso  dagli aspetti puramente formali che finivano con il privare gli allievi del piacere della scoperta, sacrificando la loro fantasia e la loro  creatività.

Da questa storia personale e biografica si possono estrapolare le coordinate di fondo che   caratterizzano  il laboratorio/bottega di scrittura creativa, che ho guidato per quattro anni: scrittura come ludus e ricerca di significato.

Proporre un approccio ludico che  esalti l’interesse e la motivazione, alimentando la fantasia e la creatività, non significa, a nostro avviso, impoverire la lettura  e la scrittura di un testo o, peggio, banalizzarne il senso. Giocare da sempre ha significato abituare a progettare, costruire, rispettare regole e, perché no, magari anche  un po’ a pensare.

A fronte di una “grammatica della scrittura”, ci sforziamo  di  sviluppare una “scrittura dell’immaginario e della fantasia” perché lo scrivere possa conquistare un ruolo rinnovato,  diventando uno strumento indispensabile per fare esperienza di sé, per strutturare e ristrutturare la propria identità, modificare l’approccio con le cose e il mondo.

Ecco perché laboratorio/ bottega e non corso di scrittura creativa.

Non si tratta di una sottigliezza semantica. Il laboratorio infatti non è una classe, dove qualcuno insegna e qualcuno impara, è un'altra cosa. E’ uno spazio comunitario. Una comunità sperimentale di scrittura, nella quale il  tutor guida il processo, coordina il lavoro, senz'altra autorità che l'esperienza.

Il laboratorio diventa così spazio fisico e metaforico in cui ciascuno può esprimersi senza velleità e senza frustrazioni, in una libertà governata solo dalle regole del buon scrivere,  ricreando un clima di “bottega” del narrare.

 Scrivere può essere considerato un lavoro di artigiano? Sicuramente c’è, nello scrivere, “un’artigianalità intesa come maestria, padronanza di strumenti e tecniche, visione d’insieme, senso del percorso, ma vista anche come pazienza, limatura costante, andata e ritorno sui materiali”.

Scrivere è  un lavoro da artigiani, e, come tale, con un buon apprendistato, lo si può apprendere. Poi sarà il tempo a decretare l’artigiano bravo, il maestro di bottega,  e quello meno bravo, ma tutti  possono avere a  disposizione una cassetta di  attrezzi da poter utilizzare a seconda delle necessità.

Nel laboratorio/bottega a farla da padrone sono i metodi attivi, le strategie cognitive, metacognitive che  trasformano  i partecipanti in co-piloti del loro viaggio nel mondo della scrittura, in quanto rimettono in moto motivazioni e interessi, che altrimenti rimarrebbero latenti, e  generano  veri e propri bisogni formativi.

La comunicazione, la socializzazione, il fare da sé, la costruzione delle informazioni, l’esplorazione, la fantasia  sono gli assi portanti  del nostro laboratorio, aperto a chiunque desideri esercitarsi e crescere nell'arte di raccontare storie attraverso la parola scritta.

La scrittura creativa, infatti, nasce proprio dall’applicazione della potenzialità creativa, presente in forme diverse in tutte le persone, e consente di elaborare soluzioni nuove, inedite e originali.

E’ con l’apprendimento delle tecniche narrative che si potenziano le virtù proprie dello scrivere, trasformando le parole in invisibili maglie, in una magica rete dove si impigliano fatti, personaggi, atmosfere.

Le tecniche da sole, però, non possono far diventare scrittori.

Ogni tecnica, ogni strategia  per essere efficace e significativa ha bisogno di una anima, di una passione, di un’intelligenza.

Come afferma Oran Pamuk, scrivendo lentamente parole su un foglio bianco, costruiamo un nuovo mondo, una nuova persona dentro di noi, proprio come coloro che erigono un ponte o una cupola pietra su pietra. Le pietre degli scrittori sono le parole. Le tocchiamo, sentiamo il rapporto che hanno tra di loro, qualche volta le guardiamo da lontano, qualche volta le accarezziamo con le dita o con la punta della penna, le pesiamo, le sistemiamo e così per anni, con determinazione e pazienza, scopriamo nuove terre e nuovi continenti.

In fondo, partecipare a un laboratorio di scrittura è un po’ come percorrere una strada poco battuta, intraprendere un viaggio verso mete sconosciute, ma non per questo meno affascinanti.

Un viaggio che, però, non serve se non siamo disposti a partire, lasciando quella parte vecchia di noi, perché avremmo cambiato solo il luogo geografico, tenendoci ben stretto il bagaglio delle nostre povere cose, che ci farà tornare a casa più stanchi e affaticati di prima della partenza, pieni di ricordi inutili se non hanno modificato la nostra capacità di guardare le cose con occhi nuovi.

( Proust)

Si diventa scrittori dopo aver frequentato un laboratorio?  Certamente no. Però si acquisisce la consapevolezza di ciò che si nasconde dietro la scrittura, la conoscenza del vero significato di storia, lo scambio di idee e critiche.

Grande spazio viene dedichiamo, inoltre, alla lettura dei classici della letteratura antica e moderna.

Un laboratorio di scrittura è sempre un laboratorio di lettura. 

L'approfondimento dei principali aspetti del processo creativo (l'invenzione, l'ascolto, la rielaborazione ecc.) e degli elementi costitutivi della narrazione (la trama, i personaggi, i luoghi e il tempo della narrazione ecc.) avviene continuamente attraverso un confronto vivo con i testi.

Siamo convinti infatti che non si può scrivere se non si legge. Porsi delle domande partendo dalle opere di grandi autori della letteratura,  analizzare la costruzione della storia, lo stile, scoprire da dove  gli  scrittori prendono le idee, come le sviluppano, come le riscrivono rappresenta certamente un modo efficace e entusiasmante per avvicinarsi alla scrittura.

Come afferma Guido Conti: leggere e scrivere serve solo se abbiamo imparato a leggere il mondo. Scrivere vuol dire infatti prima di tutto educare alla capacità di vedere la realtà, vuol dire curiosità e divertimento nell’osservare ciò che ci sta ci sta davanti e produce orrore e meraviglia. Sarà difficile scrivere senza un occhio abituato a vedere. Anche grazie alla letteratura.

Sul piano più strettamente operativo:

 

Obiettivi di fondo del laboratorio sono:

Ø  diventare più consapevoli della propria scrittura

Ø  migliorare la propria scrittura (in termini di  accuratezza, coerenza, chiarezza e profondità

         dell'espressione)

Ø  sviluppare la propria capacità di visione della realtà  e, di conseguenza, di invenzione di storie

Ø   accrescere la propria capacità di mettersi in gioco

Ø  ascoltare, confrontarsi con gli altri e  sviluppare la  sensibilità necessaria per gustare e valutare criticamente un testo di letteratura.

 

Come li raggiungiamo?

Ø  fornendo tecniche e strategie utili a dare più efficacia alla propria scrittura e a superare l’ansia da foglio bianco

Ø   gustando testi tratti dalla grande letteratura ma anche modelli di narrazione sviluppati attraverso altri linguaggi   ( immagine, musica, teatro,…)

Ø  conducendo all’elaborazione di un testo personale

 

Attraverso quali temi?

Introduzione

       E così vorresti fare lo scrittore?  (Bukowski)                         

       Perché scriviamo. La voce degli scrittori   

       Simuliamo

       Mettiamo in pratica

       ………………………………

 

       La scrittura autobiografica

       Storie di vita vissuta

       Le parole per dirlo

       Simuliamo

       Mettiamo in pratica

       ………………………………

 

       Scrivere: i ferri del mestiere

       Storie in movimento: dall’incipit alla conclusione

       Simuliamo

       Mettiamo in pratica

       ………………………………

 

        L’arte del raccontare

        Il ruolo del narratore

        Dall’idea alla trama

        La descrizione

        Le parole per dirlo

        Simuliamo

        Mettiamo in pratica  (racconto multimediale)

       ………………………………

                       

 Con quali le strategie?

Ø  Imitazione

Ø  Manipolazione 

Ø  Ideazione

 

 Quali le metodologie?

Ø  Esperienza

Ø  Comunicazione

Ø  Ricerca

 

E a fine percorso?

Ø  Raccolta  e sistemazione dei testi  prodotti

Ø  Diario di bordo ( metalettura,sensemaking)

Ø  Tavola rotonda, incontri con autori per la presentazione dei risultati

 

Tutto ciò nella consapevolezza che a scrivere si impara attraverso un lungo  l’esercizio e un lavoro attento e minuzioso di revisione, limatura, andata e ritorno sui nostri scritti. Non a caso Vasilij Andreevi, poeta russo del XIX secolo, affermava: ”ciò che si scrive con fatica, si legge con facilità”.

Luciana Gallo